La Stanza di Elena Muti
" Il pensiero mi abbandona a tutti i livelli. Dalla pura essenza del pensiero fino al fatto esteriore della sua materializzazione attraverso le parole. Parole, forme di frasi, direzioni interiori del pensiero, reazioni semplici dello spirito, sono alla costante ricerca del mio essere ... "


Antonin Artaud

Eccomi nella nuvola,eccomi nella stanza intensamente opaca in cui ho sempre sognato di addentrarmi.
Vago nella superba sala da bagno di vapore.
Ogni cosa, attorno a me, mi è sconosciuta.
C'è di sicuro, da qualche parte, un mobile a cassettiera, con scaffali che sostengono delle scatole sorprendenti.
Cammino sul sughero.
Sono stati così folli da alzare uno specchio in mezzo a tutti questi calcinacci!
E i rubinetti che continuano a sputare vapore! Supposto che ci siano dei rubinetti.

Ti cerco.

Anche la tua voce è stata presa dalla nebbia.
Il freddo fa passare sulle mie unghie una lama di novanta metri(al centesimo non avrei più unghie).
Ti desidero. Non desidero che te.
Accarezzo gli orsi bianchi senza riuscire a arrivare fino a te.
Nessun'altra donna avrà mai accesso in questa stanza in cui tu sei mille: il tempo di scomporre tutti i gesti che ti ho visto fare, Dove sei?
Giuoco ai quattro cantoni con fantasmi.
Ma finirò pure per trovarti e il mondo intero si illuminerà di nuovo perché ci amiamo, perché una catena di illuminazioni passa attraverso noi.
Perché porta con sé una moltitudine di coppie che come noi sapranno, senza limite, farsi un diamante con la notte bianca.
Io sono quest'uomo dalle ciglia di riccio di mare che per la prima volta alza gli occhi sulla donna che deve essere tutto per lui in una strada azzurra.
La sera quest'uomo terribilmente povero, che stringe per la prima volta una donna che non potrà distaccarsi da lui, su di un ponte.
Io sono, nelle nuvole, quest'uomo che per raggiungere la donna che ama è condannato a spostare una piramide fatta di biancheria.

Un gran vento di festa è passato, le altalene hanno ripreso ad oscillare, ho avuto appena il tempo di vedere risalire alle più alte nevi la vasca da bagno di spume marine, tornare al letto del torrente le mirabili apparecchiature michelate.
Tanti accapatoi stanno stesi ad asciugare al sole quante sono le volte che tu eri ripetuta nella camera torbida.
Sono le tovaglie violentamente profumate dei fiori di una ginestra bianca, il retama, il solo arbusto che cresce ancora a questa altezza.
Appende a guscio calcinato e scricchiolante della terra i suoi splendidi banchi contornati da bianche mitili che scendono a piccoli balzi verso il lato sud dell'isola arido e deserto.
Da questa parte, i rischi di cedimento del terreno hanno indotto l'ingegno a innalzare barriere di pietra che ne sposano le più piccole pieghe naturali , il che conferisce a una grande estensione di paesaggio un aspetto scaglionato, cellulare e vuoto quanto mai inquietante.
Da biondo al bruno il suolo esaurice presto allo sguardo tutte le verità di miele.
In alto, un nibbio immobile, con le ali spiegate, sembra di essere là da sempre per proclamare l'impossibilità di qualsiasi vita tra quelle pietre.
Di qualsiasi vita salvo quella del retama che, nell'angolo più riparato di ogni poligono, fa a profusione inanellare i suoi fiori.
E’ la prima volta che provo, davanti al mai visto, una impressione così completa di già visto.
Questa recinzione così particolare, questa luce di mucchio di sabbia, queste eliche stinte sparse ovunque come dopo un grande pasto di mantidi e, al di sopra di tutto, questa unica fioritura che si è tentati di prendere per il radioso bollimento della distruzione, ma si: sono proprio quali li inventava due mesi prima della nostra partenza per le Canarie, sono proprio i Giardini Inghiottiti di Max Ernst.
Allora la tua e la mia vita giravano già attorno a questi giardini di cui lui non poteva supporre l'esistenza e alla cui scoperta ripartiva ogni mattino, sempre più bello sotto la sua maschera di nibbio.

#andré breton

Penso a molte cose mentre bevo da sola a casa questo bicchiere di Buzet.
Penso alla morte di David Bowie, al fatto che non sono mai stata una sua grandissima fan ma che quella mattina ho avuto un po’ male alla gola nell'apprendere la notizia, forse anche pensando a chi me ne parlava sempre, alle distanze, ai cuori disegnati sui muri della Rue Barbette, alle gallerie e alle boutique della Rue Debelleyme davanti alle quali passo ogni mattina e davanti alle quali mi sto piano piano desensibilizzando.
Penso al mio accento che è quasi sparito, in italiano e in francese.
Penso all'ultimo acquisto, questi stivaletti col tacco basso pitonati, che sono stati approvati da tutti gli esperti del settore da me convocati, e che non hanno avuto il nulla osta soltanto da parte di mia sorella e di un'amica.
Penso alla boulangerie nel Marais dove vado spesso che ormai chiamo come i miei colleghi “Da Manon” anche se, confusa dalle due commesse russe, non ho ancora capito esattamente chi sia Madame Manon.
Stasera fa particolarmente freddo a Parigi, il freddo é arrivato all'improvviso come un dispetto, come una partenza inattesa, e tutti per strada sembrano stupiti di aver lasciato un dicembre dove si poteva uscire col cappotto leggero.
Io amo il freddo e proprio per questo ho deciso di restare a casa .
Lo amo e sono stanca di affrontarlo.

Lista delle cose che mi piacciono e che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso:

L'Islanda, la Norvegia, la Finlandia, la cannella, il vino rosso, le Marche del Nord, l'Emilia, Bologna, l'accento emiliano, il vento, i cappotti lunghi, gli stivaletti, le riviste di moda di nicchia, Tondelli, Modigliani, i musei, la fotografia, le fotografie, Gainsbourg e Jane Birkin, i film della Nouvelle Vague, parlare italiano a Parigi …

#riflessioni #pensieri sparsi #e senza senso #paris #italie #l'islanda sempre presente
Marlene Kuntz - Malinconica - Che Cosa Vedi

Un po’ di ricordi. (…)  AKA Io è un altro che non riesco a trovare.

#marlene kuntz #che cosa vedi #ricordi
Fino a disgustarsi

turmoils:

Prima il corpo. No. Prima il luogo. No. Primi entrambi. Adesso o l'uno o l'altro. Adesso l'altro. Nauseato dell’uno e dell'altro tentare l'altro. Nauseato di lui di nuovo stanco dell’uno o dell'altro. Così via. In qualche modo via. Finché stanco di entrambi. Rigettare e andare. Dove né uno né l’altro. Finché stanco di lì. Rinunciare e di nuovo. Il corpo di nuovo. Dove nessuno. Il luogo di nuovo. Dove nessuno. Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio di nuovo. O meglio peggio. Fallire peggio di nuovo. Ancora un po’ peggio di prima. Fino a disgustarsi una buona volta. Vomitare una buona volta. Rinunciare per sempre. Andare per sempre. Dove né uno né l'altro per sempre. Per sempre e basta.
 

Samuel Beckett, In nessun modo ancora (Worstward Ho)

(via tatouche)

magiadelsogno:

Su questa terra ognuno di noi è
un deserto senza limiti e perciò
non cerchi fratellanze.

- Carmelo Bene

(Source: molecoledigiorni, via tatouche)

needforcolor:
“ Anna Magnani & Luchino Visconti
”

needforcolor:

Anna Magnani & Luchino Visconti

(via tatouche)

Il momento più bello delle feste è quando si resta soli a sparlare.
Ettore Scola, La famiglia

(Source: falpao, via tatouche)

Vacanze

libriaco:

Non ho lavorato, ho ‘’dovuto’’ riposare, meriggiare, oziare e inconcludere. (1 sett. 1957)

C. E. Gadda, Un gomitolo di concause: Lettere a Pietro Citati (1957-1969), Milano, Adelphi, ebook, 2014

(via tatouche)

Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori.
Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia (via consquisiteparole)

(via tatouche)

Una vita rumorosa

libriaco:

«Io odio i rumori» disse il giovane. «Tendenza all’isolamento, alla misantropia» osservò l’assistente pensoso. E continuò: «I rumori ci fanno invece sentire inseriti in una società, simili tra nostri simili, spinti da comuni ambizioni, allietati da sogni comuni. Oggi la vita è rumore, e il rumore è vita.

E. Flaiano, Le ombre bianche [1972], Milano, Adelphi ebook, 2012.

(via tatouche)

colettesaintyves:
“ 🔥🔥🔥#papercollage #colettesaintyves
”

colettesaintyves:

🔥🔥🔥#papercollage #colettesaintyves

John Giorno performing his “Thanks for nothing”.

#john giorno #thanks for nothing

hotelmessico:

Qualunque cosa siamo, non lo saremo per molto.

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